5G: così cambierà il modo di comunicare e di lavorare

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Il 5G sarà il trampolino che permetterà alla quarta rivoluzione industriale di decollare. L’orizzonte temporale per la commercializzazione dei primi smartphone dotati delle nuove connessioni è il 2019: ma è molto riduttivo limitare la rivoluzione del 5G alla telefonia. Ecco perché. 

I ponti del futuro.

Nel 1779, sotto la direzione di Abraham Darby III, viene completata la costruzione del celebre Iron Bridge che attraversa il fiume Severn, nella contea dello Shropshire. Inaugurato nel 1781, il primo ponte metallico nella storia delle costruzioni diventa il simbolo della rivoluzione industriale. I ponti di un futuro sempre più prossimo sono le connessioni mobili di quinta generazione, destinate a ricoprire il ruolo di gangli vitali della quarta rivoluzione industriale, nonché a mutare profondamente il nostro modo di comunicare e di lavorare. Il 5G, infatti, non può essere interpretato solo come una semplice evoluzione della rete 4G, che con il protocollo LTE-Advanced ha comunque già raggiunto il ragguardevole risultato di poter toccare una velocità teorica anche superiore al GB per secondo. Seguendo le indicazioni fornite dal Notiziario Tecnico TIM del gennaio 2017, possiamo definire il 5G come un cambiamento sistemico che dà vita ad un vero e proprio ecosistema tecnologico dove la convergenza delle innovazioni caratterizzanti la quarta rivoluzione industriale viene portata a maturazione e può esprimersi al massimo potenziale. La road-map che porterà all’adozione e alla diffusione di massa del 5G sta procedendo senza particolari intoppi. Il 13 giugno l’attesa riunione plenaria del 3GPP – il consorzio mondiale che si occupa della standardizzazione delle telecomunicazioni – ha approvato le specifiche Standalone (SA) Release 15, passo obbligato e decisivo per lo sviluppo della connettività di quinta generazione. Da questo punto di vista, il percorso evolutivo dal 4G al 5G si sta rivelando più veloce e agevole rispetto alla precedente transizione tra il 2G e il 3G, che ha segnato l’inizio del mondo della comunicazione basata sui dati e non solo sulla voce. È proprio nel corso di questo passaggio, nel 1998, che è nato il 3GPP – acronimo di 3rd Generation Partnership Project –, inizialmente per sviluppare gli standard per i servizi di terza generazione: un lavoro proseguito anche negli anni successivi.

Le caratteristiche del 5G.

Si può facilmente obiettare che le velocità promesse dall’attuale rete 4G sono risultate più teoriche che reali, così come la copertura che in alcune zone continua ad essere scadente. Perché, dunque, non migliorare le reti già in essere? Un’osservazione in apparenza legittima, in verità molto semplicistica se non si conoscono le novità che porta con sè il 5G, ovvero una serie di killer features che vanno a sanare i punti deboli e le criticità del 4G. Non si tratta, solo, di un mero progresso della velocità di trasmissione, che permetterà di raggiungere una data-rate nell’ordine di diversi gigabit per secondo. In primo luogo, infatti, una rete di quinta generazione consentirà la connessione di un milione di dispositivi per chilometro quadrato, venendo così incontro alle esigenze dell’Internet of Things. In secondo luogo, verranno abbattuti in modo significativo i valori della latenza. Il tempo di risposta sarà tra 1 e 2 millisecondi (0.0001 o 0.002 secondi) – rispetto ai 50 millisecondi (0.05) delle reti 4G –, ovvero il ritardo temporale distinguibile dall’occhio umano. Ciò significa non solo un caricamento pressoché istantaneo delle pagine web e una fruizione fluida e senza interruzioni di contenuti in streaming in alta definizione, ma sopratutto la possibilità di sfruttare l’ultra-low latency per perfezionare e rendere pienamente efficaci le tecnologie relative alla realtà aumentata e alla realtà virtuale, di sviluppare scenari quasi fantascientifici di medicina da remoto – si pensi alla concreta possibilità di compiere un’operazione di chirurgia cardiaca comandando un robot dall’altra parte del mondo – e di aprire una nuova frontiera nell’automazione industriale, consentendo non solo il controllo delle macchine da remoto ma anche il raggiungimento d’inediti livelli di precisione operativa. Anche nell’automotive l’impatto sarà importante: lo standard 5G includerà un protocollo ad hoc – URLLC, acronimo di ultra-reliable low-latency communications – che, abbinato alle intelligenze artificiali, sarà fondamentale per la sicurezza delle vetture a guida autonoma.

 

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Il 5G potrà vantare un altro significativo punto di forza, oltre alla velocità e alla bassa latenza: il network slicing. Semplificando al massimo, questa espressione indica la possibilità di dividere in varie parti la rete, ottimizzando il traffico di ognuno di tali segmenti in base all’applicazione che la utilizza, a tutto vantaggio delle prestazioni. Inoltre, ogni segmento è isolato dall’altro, garantendo così anche un livello elevato di sicurezza. Sarà possibile, ad esempio, confinare un cyberattacco in uno slice, mentre in altri due continuare a guardare Netflix o lavorare.

Una rivoluzione graduale.

Naturalmente questi scenari non si avvereranno simultaneamente nel 2020. Per ciò che concerne la parte commerciale, i primi smartphone dotati del nuovo modem Snapdragon X50 prodotto da Qualcomm dovrebbero arrivare nel primo semestre del 2019. Per il mercato statunitense Motorola ha reso disponibile lo smartphone Moto Z3 – che sarà esclusiva dell’operatore Verizon – in grado di connettersi alla rete 5G grazie ad un apposito Moto Mod. Approccio cauto anche da parte di Samsung, che potrebbe implementare il 5G nel prossimo Galaxy S10.  In sostanza, è molto probabile che il 5G sarà per qualche tempo una caratteristica riservata ai dispositivi di fascia alta: bisognerà attendere ancora qualche anno affinché la nuova tecnologia sia implementata anche negli smartphone meno costosi. L’orizzonte temporale più realistico affinché gli scenari precedentemente tracciati diventino realtà è il 2025: entro il 2022 dovrà essere liberata la banda a 700 Mhz. Il 13 settembre inizia l’asta per l’assegnazione delle frequenze alla quale parteciperanno TIM, Vodafone, Wind-3, Fastweb, Linkem, Iliad e Open Fiber. Intanto, però, qualcosa si è già mosso: lo scorso dicembre, al Politecnico di Torino, è stata accesa la prima antenna 5G a onde millimetriche, realizzata da TIM in collaborazione con Ericsson, che ha raggiunto una velocità record di 20 GB per secondo. 

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