La chimera del bipolarismo e la fragilità dei partiti

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Il Conte-bis inaugura una nuova, e per certi versi inaspettata, stagione politica che sembra il preludio di un rinnovato assetto bipolare del quadro partitico. Tale prospettiva, tuttavia, appare indebolita da alcuni fattori.


Dal giallo-verde al giallo-rosso.

La crisi di governo ferragostana – le cui conseguenze politiche andranno valutate realmente tra qualche settimana – promette di rimescolare gli equilibri fra i partiti e sembra preludere ad una nuova stagione di alleanze finora impensabili. La nascita di una coalizione di governo “giallo-rossa” tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico – che molto probabilmente verrà replicata già alle prossime elezioni regionali in Umbria, Calabria ed Emilia-Romagna – sancisce la formazione di un nuovo “blocco” di chiara impronta progressista in grado di rivaleggiare, in termini di consenso e percentuali, con il centro-destra – o, più correttamente, destra-centro. È evidente, infatti, che la volontà di prolungare questa legislatura si lega, oltre che all’obiettivo dichiarato di lanciare un’OPA sull’elezione del prossimo presidente della Repubblica nel 2022, ad un mero calcolo opportunistico – quasi un obbligo – dettato dalle ultime elezioni amministrative. Lo schema tripolare più volte replicato in occasione degli appuntamenti elettorali regionali – Partito Democratico e Movimento 5 Stelle che corrono in solitaria, singolarmente, contro il destra-centro unito – ha visto trionfare sistematicamente la coalizione fra Salvini, Meloni e Berlusconi. Considerato che né i democratici né i grillini hanno percentuali tali da poterla impensierire a livello locale o nazionale – l’unico modo per provare a tornare in competizione era un’inevitabile, anche se in parte indigesta, alleanza. In prima battuta, dunque, sembra alle porte una rinnovata stagione bipolarista: ma è davvero così? 

Un bipolarismo fragile.

L’impressione è questo orizzonte sia sfuggente e soprattutto minato da alcuni fattori. Da un lato, sarà interessante verificare la reale compattezza interna dei due alleati. Il Movimento 5 Stelle sembra aver resuscitato – ma forse era solo apparentemente sopita – la sua vocazione originaria di partito di sinistra, che di certo non dispiacerà agli “ortodossi” come Roberto Fico, ma rischia di entrare in collisione con Alessandro Di Battista e, naturalmente, Luigi Di Maio. Dall’altro lato, il Partito Democratico dovrà comunque fare i conti con un Matteo Renzi tornato agguerrito e sempre pronto a far pesare la sua nutrita truppa parlamentare che, di fatto, gli consente ad avere l’ultima parola sulla vita del nuovo esecutivo. Tuttavia, a minare ancor di più la possibilità di un assetto bipolare è la situazione, fragile e contraddittoria, che si trascina da mesi all’interno di quello che dovrebbe essere il “secondo blocco” politico di questo ipotetico bipolarismo. Sebbene reduci da numerose vittorie alle elezioni regionali, lo schema “a tre punte” del destra-centro non riesce a trovare una sintesi a livello nazionale. Anzi, questa crisi di governo – che in apparenza sembrava aver ricompattato Lega, Fratelli d’Italia e Forza  Italia – ha inasprito ancor di più i rapporti. In particolare, nei giorni in cui si è consumata la fine dell’esecutivo giallo-verde la tensione tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi ha raggiunto nuovi picchi. Ad indisporre l’ex Cavaliere – e non di meno, a sorprendere anche Giorgia Meloni – è stata, in particolare, la proposta del leader leghista di una lista unica sotto l’egida di “Salvini premier”. Una proposta accolta con freddezza – per usare un eufemismo – dagli interlocutori e che appare una sorta di riedizione del già fallimentare Popolo della Libertà. 

La frammentazione.

Più che un bipolarismo, dunque, all’orizzonte non è da escludere un’ulteriore frammentazione dell’attuale quadro partitico – a meno che non si tenti, come in passato, la discutibile carta del “bipolarismo forzato” mediante una legge elettorale ad hoc –  sia nell’area politica di governo, sia in quella che interpreterà il ruolo dell’opposizione; quest’ultima si sposterà ancora più verso toni anti-establishment e anti-politici, aumentando il solco tra le componenti di un destra-centro che fatica a immaginarsi come un progetto nazionale. La recente scissione di Giovanni Toti da Forza Italia è solo il primo di una serie di movimenti interni che potrebbero verificarsi nell’area dell’ex centro-destra. Tale frammentazione, nonché una generale tendenza al pluripartitismo, non dovrebbe, comunque, sorprendere, considerato che si tratta di un trend ormai consolidato a livello europeo negli ultimi cinque anni.

(Immagine da Flickr)