Elezioni Emilia-Romagna: scenario e variabili

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Le elezioni regionali del 16 aprile 2000 segnarono le sorti del governo guidato da Massimo D’Alema. L’esito non arrise al Presidente del Consiglio – per il centrosinistra fu una vera e propria batosta, con le regioni del Nord che votarono compatte per il Polo di centrodestra –, che poche ore dopo la proclamazione dei risultati salì al Colle per rassegnare le dimissioni. Oggi, come allora, le consultazioni regionali saranno decisive per la vita dell’esecutivo. Se la situazione della Calabria appare abbastanza definita, con il centrodestra che parte in netto vantaggio, molto più incerta è la partita dell’Emilia-Romagna: andiamo, dunque, ad analizzare le forze in campo e le variabili che possono orientare il risultato finale.


Affluenza

Il primo fattore da considerare è l’affluenza. Nel 2014 le elezioni regionali (anticipate) in Emilia-Romagna registrarono un record negativo per ciò che concerne i partecipanti al voto: si recarono alle urne, infatti, solo il 37,7% degli aventi diritto. Un calo di ben 30,4 punti percentuali rispetto alle regionali del 2010, quando l’affluenza era stata del 68,1%. Un vero e proprio crollo in una regione che, storicamente, si era sempre distinta per una solida partecipazione elettorale. Le cause furono molteplici, sia locali che nazionali: i guai giudiziari del dimissionario Vasco Errani – poi assolto – e di molti consiglieri regionali, gli attriti tra Renzi e il mondo sindacale sulla riforma del mercato del lavoro, un clima di generale disaffezione dai partiti tradizionali seguito alle elezioni nazionali “shock” del 2013. Il crollo dell’affluenza ebbe ricadute anche sulla dimensione della vittoria di Bonaccini, che si fermò al 49,1% dei voti: per la prima volta il vincitore scendeva sotto la soglia psicologica del 50%. Cinque anni dopo, dunque, la percentuale dei votanti sarà uno dei fattori chiave: difficilmente si replicherà il dato negativo del 2014. Storicamente, a livello nazionale un’alta affluenza premia la coalizione di centrodestra: la sensazione è che questo trend possa essere replicato a livello regionale in Emilia-Romagna, considerato che il destino del governo giallo-rosso è legato a doppio filo con quello di Bonaccini. In tal senso, le cosiddette “sardine” sembrano rappresentare un tentativo, più che di guadagnare voti tra gli indecisi, di riaffermare e mobilitare un’identità progressista tra coloro che già si riconoscevano nell’area del centrosinistra.

Strategia comunicativa

Se da un lato Stefano Bonaccini ha condotto una campagna elettorale pressoché depurata da ogni riferimento visivo al Partito Democratico – i suoi manifesti, che utilizzano i colori bianco e verde e non recano simboli, potrebbero essere scambiati per quelli di un candidato leghista – e quanto il più possibile al riparo dalle quotidiane burrasche di Palazzo Chigi, Lucia Borgonzoni è stata di fatto seguita come un’ombra da Matteo Salvini che ha impostato l’intera campagna su di una parola d’ordine ben precisa: cambiamento. Che significa innanzitutto rovesciare un sistema di potere che per decenni è sembrato intoccabile, ma anche per dare una spallata decisiva al governo giallo-rosso. La “nazionalizzazione” della campagna regionale è stata, dunque, una carta quasi obbligata per Salvini e per il centrodestra al fine di sfruttare il vento che, a livello nazionale, spira stabilmente contro il centrosinistra. I fattori esogeni non hanno certo aiutato Bonaccini, costretto prima ad affrontare il “pacco regalo” proveniente da Roma avente come etichetta “plastic tax” – un vero e proprio fuoco amico che va a colpire molte aziende dell’Emilia-Romagna – e poi la delicata questione collegata ai drammatici fatti di Bibbiano: due variabili che sembrano poter spostare voti in favore di Lucia Borgonzoni. Inoltre, la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il referendum – e di fatto certifica il ritorno al proporzionale – può rivelarsi un ulteriore assist per Salvini e per la retorica della necessità di un “cambiamento” nei confronti di vecchi e consolidati sistemi di potere.

Solidità delle coalizioni

La composizione degli schieramenti sembra avvantaggiare Lucia Borgonzoni, che può contare sul sostegno di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lista Borgonzoni Presidente, Popolo della Famiglia e Cambiamo, Giovani e Ambiente. Stefano Bonaccini è sostenuto da Partito Democratico, Volt, Europa Verde, Più Europa, Lista Bonaccini presidente, Emilia-Romagna Coraggiosa. La “potenza di fuoco” dello schieramento di centrodestra appare maggiore, come registrano anche i principali sondaggi. Tuttavia, vi sono due variabili da considerare. La prima è la possibilità di esprimere un voto disgiunto, cioè di votare per un candidato alla carica di presidente e contemporaneamente per una delle liste ad esso non collegate. Il voto disgiunto potrebbe aiutare Bonaccini a colmare il divario numerico nei confronti dei voti delle liste, considerato anche che l’amministrazione uscente può contare sull’apprezzamento di settori trasversali dell’elettorato come dimostrato, anche in questo caso, dai principali istituti demoscopici. La seconda variabile da considerare, tuttavia, va a svantaggio di Bonaccini, ed è la presenza di altri cinque candidati a governatore sulla scheda elettorale: quattro di questi – Simone Benini del Movimento 5 Stelle, Laura Bergamini del Partito Comunista, Marta Collot di Potere al Popolo, Stefano Lugli de L’altra Emilia-Romagna – vanno a “pescare” voti in aree di elettorato di sinistra che, almeno in parte, avrebbe potuto votare per Stefano Bonaccini.

Considerazioni finali

La situazione pre-elettorale dell’Emilia-Romagna è molto diversa da quella dell’Umbria, dove il malgoverno e un’evidente erosione della base elettorale del centrosinistra già in atto da diverse tornate elettorali annunciavano una larga vittoria di Donatella Tesei. Per la prima volta l’Emilia-Romagna è una regione politicamente contendibile. Se fino a qualche settimana fa Stefano Bonaccini sembrava poter contare su un vantaggio non enorme ma comunque rassicurante, l’impressione è che ora Lucia Borgonzoni sia appaiata all’avversario e abbia la forza per superarlo, considerato anche che il centrodestra è stato maggioranza in Emilia-Romagna sia alle politiche del 2018 che alle europee del 2019. L’esito rimane imprevedibile, too close to call: la competizione del 26 gennaio si deciderà, molto probabilmente, per una manciata di voti.


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