Identità e ricerca della dignità secondo Fukuyama

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Identità. La ricerca della dignità e dei nuovi populismi – disponibile presso la Libreria Del Ponte e di cui è possibile leggere il riassunto attraverso la piattaforma Tramedoro – è l’ultimo libro di Francis Fukuyama, uno dei politologi più famosi e apprezzati, noto per il saggio La fine della storia – anch’esso disponibile sulla piattaforma Tramedoro.

Non si tratta certo di un’opera leggera: al contrario, potrebbe rappresentare un libro ostico anche per molti addetti ai lavori, complice una traduzione dall’inglese che stenta in varie parti. Ciononostante, siamo di fronte ad una lettura obbligata per chiunque voglia comprendere in maniera esaustiva – direi definitiva – la principale frattura socio-politica intorno alla quale ruotano i nuovi antagonismi partitici che stanno cambiando gli equilibri delle democrazie liberali, ovvero la questione dell’identità. Nel mio aggiornamento del modello di Rokkan, già individuavo nella frattura identità vs cosmopolitismo uno dei perni dello scontro politico odierno: a tale frattura si associa il tentativo di resistenza identitaria – attraverso la difesa valoriale delle tradizioni storico-culturali della propria comunità nazionale o locale – agli effetti standardizzanti e all’omologazione intellettuale prodotte dalla globalizzazione. Da ciò derivano ulteriori opposizioni in merito alla gestione dei flussi migratori, all’integrazione e al multiculturalismo, e alle relative conseguenze sociali prodotte da tali fenomeni.

Fukuyama, in particolare nei primi tre capitoli, muove la sua indagine sull’identità partendo da un’accurata ispezione di carattere psicologico: chiama in causa Platone e la Repubblica, le “tre parti dell’anima” entro le quali l’identità si nasconde, si mostra e infine si traduce in lotta politica. Sono pagine difficili ma culturalmente molto raffinate, che contribuiscono a far emergere questo libro dalla palude di qualunquismo e di propaganda nella quale si perdono molte opere sullo stesso argomento. L’analisi di Fukuyama spazia a 360° dalla filosofia alla psicologia, dalla storia all’economia, e offre un quadro olistico dei meccanismi, anche comportamentali, che innescano la risposta identitaria che sta a mettendo a dura prova le democrazie liberali. L’unica critica che si può muovere a Fukuyama è nella carenza di una pars construens: nonostante l’ultimo capitolo si intitoli “Che fare?”, la quantità e la qualità delle proposte sembrano alquanto velleitarie e non all’altezza della profondità d’analisi offerta dalla pars destruens.

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