Politica economica. Riflessioni per oggi e per domani

Verso la fine del 1959 Ludwig von Mises, uno dei massimi esponenti della Scuola Austriaca di economia, venne invitato dall’università di Buenos Aires a tenere un ciclo di sei lezioni. Come ricorda la moglie Margit, che curò la pubblicazione di queste lezioni, «la platea reagì come se fosse stata aperta una finestra e fatta circolare aria pure nelle aule». Dinanzi a centinaia di studenti che per la prima volta si accostavano alle idee liberali, Mises espose con parole semplici, ma di grande efficacia, alcuni concetti fondamentali: il capitalismo, il socialismo, l’interventismo, l’inflazione, gli investimenti esteri. Si rivolse, senza remore, direttamente ai “nemici” intellettuali del suo tempo, i socialisti e i marxisti che vedono nel capitalismo il male assoluto. Il risultato è questo piccolo libro senza tempo, arrivato in Italia grazie a Liberilibri.

Politica economica. Riflessioni per oggi e per domani – disponibile presso la Libreria Del Ponte e di cui è possibile leggere il riassunto attraverso la piattaforma Tramedoro – è un’opera che, calata nella nostra contemporaneità, risulta rivoluzionaria. La libertà economica, ma in generale i principi del liberalismo classico, sono considerati una sciagura dalla maggioranza della politica e dell’opinione pubblica. E non è certo necessario qui ricordare quante volte si odono strali contro il liberismo, senza che i più sappiano quali sono le idee che ne stanno realmente alla base. Mises dà una definizione di libertà che, nella sua semplicità, ne racchiude l’essenza: «Libertà significa in realtà libertà di commettere errori». Dal commettere errori derivano la responsabilità individuale e l’auto-disciplina. Sarebbe altamente riduttivo considerare Mises solo come un economista: è uno scienziato sociale a tutto tondo, che ben comprende i tanti nodi che legano scienza politica, sociologia ed economia.

Le lezioni di Mises sono preziose e dovrebbero essere lette proprio da coloro che in questo periodo sono attratti dall’assistenzialismo pagato con il portafoglio altrui o da una certa retorica che afferma di voler eliminare la povertà per decreto. In queste pagine troverà ricette senza tempo, ben più realistiche di tanta propaganda, che hanno fatto la fortuna di molti Paesi. Non vi troverà, invece, una ridicola apologia del libero mercato, bensì la sua spiegazione più autentica: chissà che non sia d’aiuto per comprendere, davvero, l’importanza della libertà economica e quanto l’Italia ne sia sempre stata, purtroppo, molto distante.