Rokkan e Lipset. I cleavages per capire il presente e il futuro

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Stein Rokkan e Seymour Martin Lipset pubblicano, nel 1967, «Party System and Voter Alignments». Nell’opera, destinata a diventare una pietra miliare della ricerca politologica e sociologica, viene elaborato un modello che offre, tuttora, spunti analitici molto attuali.

I cleavages e le fratture sociali.

Il cardine dell’elaborazione di Rokkan e Lipset è costituita da un modello multidisciplinare e multidimensionale che combina l’analisi della società europea con lo studio del processi storici che hanno portato alla formazione delle istituzioni politiche e delle famiglie partitiche continentali. Prendendo spunto dalla nota tripartizione di Albert Hirschman tra protesta (voice), defezione (exit) e lealtà (loyalty) e rielaborando il paradigma degli interscambi sociali di Talcott Parsons, Rokkan traccia le coordinate di una mappa concettuale basata sull’inedita teoria dei cleavages. Questo termine indica le fratture e gli antagonismi latenti nella società che emergono e si istituzionalizzano mediante la formazione di partiti politici al verificarsi di “giunture critiche”, ovvero di turning point storici – coincidenti, spesso, con rivoluzioni e guerre civili – la cui rilevanza determina mutamenti strutturali di lungo periodo.

Vengono così individuate quattro giunture in ordine cronologico. La prima consiste nella Riforma luterana e nella conseguente Controriforma cattolica, seguite dalle due considerate più importanti. In primo luogo le rivoluzioni nazionali, innescate dalle vicende francesi del 1789 e dalle guerre napoleoniche, che hanno portato alla formazione degli stati nazionali e interessano, dunque, i processi di nation-bulding continentali. Dalle rivoluzioni nazionali scaturiscono due cleavages che provocano un conflitto di valori e d’identità culturali: centro vs periferia e Stato vs Chiesa. In secondo luogo la rivoluzione industriale, iniziata in Inghilterra, che introduce innovazioni tecnologiche tali non solo da sancire il passaggio da un’economia tradizionale trainata dall’agricoltura ad una fondata sulla produzione meccanizzata, ma anche da modificare l’organizzazione stessa della società. La rivoluzione industriale porta all’emersione di altri due cleavages riconducibili agli interessi economici: città vs campagna e capitale vs lavoro. Infine, la quarta giuntura è rappresentata dal conflitto interno al mondo operaio, sorto dopo la rivoluzione bolscevica, tra internazionalismo proletario e socialismo. Nel modello analitico di Rokkan, le rivoluzioni nazionali e la rivoluzione industriale – due variabili – vengono combinate con al dimensione territoriale e la dimensione funzionali – due assi costanti – ottenendo così lo schema seguente:

Attraverso il verificarsi di ulteriori condizioni – definite sequenza di soglie – tali fratture formatisi a livello sociale si traducono in opposizioni politiche. I partiti, secondo i due studiosi, sono «gli agenti principali della trasformazione dei conflitti presenti a livello sociale in divisioni politiche». La solidità di tale teoria li porta a formulare la nota ipotesi di congelamentofreezing proposition – secondo la quale i partiti che dominavano la scena politica europea negli anni Sessanta rispecchiavano ancora la struttura dei cleavages degli anni Venti.

I cleavages dei nostri tempi.

Il venire meno dei partiti tradizionali nelle loro connotazioni religiose e ideologiche, la dissoluzione dei precedenti cleavages – nonché l’emersione di nuove giunture critiche – hanno reso anacronistica la freezing proposition. Tuttavia, la duttilità e l’accuratezza del modello rimangono intatte. Seguendo, dunque, la medesima metodologia analitica è possibile proporne un aggiornamento per studiare le fratture del nuovo millennio e come esse si sono poi tradotte in antagonismi partitici. La caduta muro del Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica può essere considerata, come per la Riforma e la Controriforma, una sorta di giuntura critica “di preparazione”, alla quale è seguita la globalizzazione, che ha generato due nuove fratture:

  • identità vs cosmopolitismo. A questo cleavage si associa il tentativo di resistenza identitaria – attraverso la difesa valoriale delle tradizioni storico-culturali della propria comunità nazionale o locale – agli effetti standardizzanti e all’omologazione intellettuale prodotte dalla globalizzazione. Da ciò derivano ulteriori opposizioni in merito alla gestione dei flussi migratori, all’integrazione e al multiculturalismo, e alle relative conseguenze sociali prodotte da tali fenomeni.
  • Stato vs organizzazioni sovranazionali. Gli Stati vedono sempre più minacciata la propria sovranità da organizzazioni sovranazionali non elettive quali l’Unione Europea, il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio. La globalizzazione ha attivato un processo di indebolimento e disarticolazione dei confini nazionali che, paradossalmente, ne ha fatto riscoprire l’importanza, sia dal punto di vista politico che culturale (come evidenziato nella frattura precedente).

 

La seconda giuntura critica è la quarta rivoluzione industriale, che ha generato altre due fatture:

  • local vs offshoring. Il fenomeno della delocalizzazione, già iniziato con la globalizzazione, si  perfeziona e raggiunge una notevole sistematicità grazie all’impatto sistemico della quarta rivoluzione industriale in termini di velocità e ampiezza settoriale. Emerge così un contrasto, sempre più evidente, tra le grandi multinazionali e le piccole imprese locali. Ma non solo: questo ha portato alla ricomparsa di politiche protezioniste e barriere commerciali.
  • capitale 4.0 vs lavoro 4.0. Racchiude principalmente due conflitti. Uno, già atto, si riferisce alla tutela dei diritti dei lavoratori nella cosiddetta gig economy. Il secondo, all’orizzonte, è rappresentato dall’impatto dell’intelligenza artificiale, della robotica e dell’automatizzazione dei processi produttivi sull’occupazione e sui salari. 

Su queste nuove fratture sono nate – o si sono rinnovate, come nel caso della Lega – nuove formazioni politiche che hanno intercettato gli antagonismi e hanno saputo convertirli in consenso elettorale. Sarà interessante osservare se si andrà verso una stabilizzazione del quadro politico, oppure se la prova di governo verrà fallita. In quest’ultimo caso, appare comunque semplicistico dare per scontato un possibile ritorno delle forze tradizionali uscite sconfitte dagli ultimi appuntamenti elettorali (in Italia come nel resto d’Europa), considerata la loro profonda crisi di credibilità.