Socialdemocratici europei: i numeri di una crisi profonda

Nel 2019, tra il 27 e il 29 maggio si terranno, nei Paesi membri dell’Unione, le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Gli equilibri numerici a Bruxelles e Strasburgo sono destinati a cambiare. Negli ultimi anni i partiti socialdemocratici stanno conoscendo un profondo ridimensionamento dei consensi in tutto il Continente. Accusati di non aver saputo governare la globalizzazione e di aver sacrificato le proprie battaglie storiche alle ragioni del mercato, i socialisti sono ormai identificati con l’establishment e con le élite. Gli elettori guardano altrove, verso nuove forze e nuovi protagonisti.

 

SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands). Per il Partito Socialdemocratico Tedesco sono ormai lontani i tempi del segretario Oskar Lafontaine e del cancelliere Gerhard Schröder, in grado di battere nel 1998 Helmut Kohl. Negli ultimi vent’anni i socialisti hanno registrato un costante calo, passando dal 40,9% del 1998 – una delle migliori percentuali dal secondo dopoguerra – al 34,2% del 2005 sino alla percentuale shock del 23% del 2009 e al record storico negativo del 2017, che di fatto segna il dimezzamento dei consensi. A pesare è, in particolare, il fallimento della “socialdemocrazia di mercato” o “terza via” di Schröder – si ricorderà, in tal senso, il manifesto con Tony Blair di fine anni 90 – che, dopo le sconfitte nelle elezioni locali del 2005, gioca maldestramente la carta delle elezioni anticipate. Da allora, i socialisti rimangono impigliati nelle rete dei governi di grande coalizione con la CDU guidati da Angela Merkel.

 

PSOE (Partido Socialista Obrero Español). Nel 1982 i socialisti spagnoli potevano contare su oltre il 48% dei consensi. Era il periodo d’oro per la socialdemocrazia europea, che grazie a Brandt e Mitterand guidava anche la Germania Ovest e la Francia. Dopo alcuni anni trascorsi all’opposizione del governo popolare di Aznar, il partito ritrova slancio grazie a Zapatero, che vince nel 2004 e si riconferma quattro anni dopo con una percentuale ancora maggiore. Tuttavia, i numerosi conflitti interni alla sinistra e il sopraggiungere della crisi economica hanno minato il consenso, sino a raggiungere il record negativo del 2015. Paradossalmente, le difficoltà di Rajoy che hanno portato alle sue dimissioni in seguito al voto di sfiducia hanno rimesso in sella Pedro Sanchez e un governo a guida socialista, il cui futuro è un’incognita.

 

PS (Parti Socialiste). Il tonfo dei socialisti francesi è, forse, il più pesante in termini numerici. Almeno sino al 2012, il partito non mostrava particolari segni di cedimento. Dopo aver conteso la presidenza a Sarkozy nel 2007 con la candidata Ségolène Royal, i socialisti conquistano l’Eliseo cinque anni dopo grazie a Hollande. Ma la pessima performance di quest’ultimo, unita alle scissioni interne – prima fra tutte quella di Emmanuel Macron, attuale presidente, seguito anche da Manuel Valls – svuotano i consensi dei socialisti, sino alle percentuali-shock del 2017. La disfatta di Hamon costa caro ai socialisti anche da un punto di vista economico: sebbene non imponente, il rimborso delle spese della campagna presidenziale ha costretto il partito a vendere la storica sede di 3000 metri quadri in Rue de Solferino voluta negli anni ’80 da Mitterand.

 

PD (Partito Democratico). Come per gli “omologhi” europei, anche quella del Partito Democratico è la storia di una lenta ma inesorabile parabola discendente. Fondato da Walter Veltroni nel 2007 quasi contemporaneamente al famoso predellino di Silvio Berlusconi, il partito ha conosciuto un’unica reale vittoria alle elezioni europee del 2014 ottenendo più del 40% sotto la guida di Matteo Renzi, divenuto presidente del Consiglio dopo aver defenestrato Enrico Letta. Tuttavia, la sua leadership si arena piuttosto velocemente – in particolare a causa della disastrosa campagna per la riforma costituzionale – infrangendosi in una serie di importanti sconfitte alle elezioni locali, anche nelle roccaforti storiche. Scosso dagli immancabili antagonismi interni fra le varie correnti, il Partito Democratico ha toccato i suoi minimi storici alle ultime elezioni politiche.