Dall’Umbria, una lezione di comunicazione politica

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Dopo cinquant’anni l’Umbria volta pagina e per la prima volta si sposta a destra. Si tratta di avvenimento rilevante anche per gli equilibri politici nazionali, che rischia di minare la stabilità del governo giallo-rosso. Di seguito, l’analisi del voto a cura di Chiara Moroni, professoressa presso l’Università della Tuscia ed esperta di comunicazione politica.


Il circo politico e mediatico andato in scena nell’ultima settimana di campagna elettorale in Umbria è finito. Il dado è tratto. La regione governata per cinquant’anni dalla sinistra non è più rossa, il cuore verde d’Italia è verde sotto tutti i punti di vista. È forse la prima volta che l’attenzione è così vistosamente e insistentemente appuntata su un’elezione regionale, di una regione che non è determinante a livello nazionale né per influenza economico-strategica, né per numerosità di abitanti. Il voto in Umbria è importante per l’Umbria ed è chiaramente l’ultimo atto di un sempre più palese quanto esponenziale fastidio per un certo modo di governare e di gestire il potere. Eppure al voto degli umbri è stato attribuito il potere di far cadere il governo nazionale, il potere di decretare il successo o l’insuccesso di sperimentazioni politiche, il potere di rappresentare il “popolo italiano”.

Guardare ciò che accade senza alcuna prospettiva temporale è tipico di una politica piegata sull’oggi, di uno sguardo strumentale che coglie l’occasione fine a se stessa e non riesce a registrare la giusta profondità temporale e contestuale delle vicende politiche e sociali. Il voto in Umbria non è stato un referendum politico sul neo-governo giallo-rosso, né la mobilitazione inaspettata è stata sollecitata dal richiamo al presunto valore nazionale del voto. Il voto in Umbria è stata la rappresentazione plastica di una cultura politica che si sgretola, di una storia politica che si esaurisce nei rivoli dell’esercizio del potere fine a stesso. La tendenza è certamente nazionale e fa capo alla difficoltà di ridefinire in senso contemporaneo le identità politiche, di trovare nuove declinazioni per un ancoraggio forte e radicato nella realtà sociale di questo Paese. Ma ciò che è accaduto in Umbria è frutto di un processo lungo di erosione del ruolo della sinistra dentro la comunità, di una perdita grave e irreversibile di credibilità che è tutta dentro i confini della regione e della sua storia.

Le radici profonde della partecipazione umbra in questa occasione elettorale non si esauriscono nella pur consistente affluenza alle urne, ma si devono rintracciare nella mobilitazione di persone, nella presenza di piazza, nel desiderio di essere parte di un cambiamento. Queste motivazioni non si sollecitano né con il richiamo al valore politico del voto, né attraverso l’induzione di emozioni irrazionali. La partecipazione a questa occasione elettorale non è tanto il frutto della bravura dei leader del centrodestra di sviluppare empatia, ma è anche la conseguenza di un desiderio tutto razionale degli umbri di incidere sul proprio destino, di dire basta tanto a un sistema di potere logoro, quanto all’arroganza che lo ha accompagnato per decenni e questo in parte anche a prescindere dal colore politico di chi è stato premiato e di chi è stato punito. Assuefatti a campagne elettorali condotte a colpi di post social e bagarre digitale, dall’Umbria arriva una lezione di comunicazione politica: la mobilitazione e la partecipazione passano ancora per le piazze, si trasmettono con strette di mano e incontri per strada, è fisica prima ancora che virtuale, è un atto di volontà consapevole, prima che un comportamento riflesso e acritico. Accanto ai leader nazionali che hanno portato in Umbria il loro stile oratorio, le loro abitudini comunicative, tutt’altro che moderate, abbiamo intravisto due avversari politici, i candidati alla presidenza dei due schieramenti più rilevanti Tesei e Bianconi, mostrare una compostezza e un garbo inusitati per i tempi che corrono, un desiderio di confronto dai toni sommessi, ma non dimessi, che portasse alle orecchie delle persone progetti e prospettive.

In definitiva tutte le occasioni di voto amministrativo si lasciano influenzare solo in parte dalle dinamiche nazionali di campagna elettorale e di strategie al sostegno del consenso. Le elezioni amministrative si alimentano del contesto storico e sociale, delle relazioni personali, dei bisogni percepiti e diretti, delle prospettive concrete. Valutare un risultato elettorale cercando di estrapolarlo dal contesto in cui viene espresso è un errore d’analisi. Quello che certamente il voto locale descrive è una tendenza più culturale che politica che sarebbe sbagliato trascurare. Tale tendenza, piuttosto che effetti diretti sulla politica di governo e sui rapporti di forza nazionali, deve esercitare la sua influenza sui partiti e sul loro modo di agire e interagire con i cittadini.

 

(Foto: F.Troccoli da umbria24.it)